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reviews




09/07/2017

Nachdem in der vorangegangenen Ausgabe das feine Maybe-Album von Habelard2gewürdigt wurde, folgt nun ein kurzer Rückblick auf das bisherige Schaffen von Ad MaioraKeyboarder Sergio Caleca, der hinter diesem Projekt steckt. Hatte das aktuelle Werk Bandcharakter, so unterscheiden sich die beiden Vorgängeralben Qwerty(die englische tastatur lässt grüßen) und Il Ritorno Del Gallo Cedronedoch deutlich, da sie Solowerke darstellen. So ist Qwertyein typisches KeyboarderSoloalbum, wobei Calecaallerdings in den insgesamt 21 Kompositionen gelegentlich auch zur Gitarre greift. Es handelt sich hauptsächlich um Eigenkompositionen, ergänzt um ein paar Adaptionen, unter anderem eine Nummer von Georg Friedrich Händel. Zwar fehlt ein wenig die musikalische Vielfalt des aktuellen Werkes, aber für Keyboard-Fans ist dieses Album sicherlich eine Option.   

Juergen Meurer
Empire magazine 121
17/06/2017

Vor rund zwei Monaten wurde an dieser Stelle das ausgesprochen feine Symphonic-Prog-Album „Maybe“ besprochen. Es machte neugierig darauf, was der hinter dem Projekt Habelard2 steckende Sergio Caleca bisher sonst noch veröffentlicht hat. Caleca ist Keyboarder bei der Prog-Formation Ad Maiora und veröffentlichte als Kopf von Habelard2 vor „Maybe“ 2013 bereits das Album „Qwerty“, 2015 folgte „Il Ritorno Del Gallo Cedrone“.
Die auf vierzehn Titeln präsentierte Musik ist allerdings deutlich älteren Datums, denn bei „Il Ritorno Del Gallo Cedrone“ handelt es sich um die Neuauflage eines bereits 1990 in limitierter Auflage auf Kassette erschienenen Albums. Hier fehlen zwei Titel davon, die auf Ad-Maiora-Alben Verwendung fanden. Hinzu kamen dafür drei neue Songs, einer davon stammt vom 1987er-Werk „Diskusic“.
Im Unterschied zu „Maybe“ ist „Il Ritorno Del Gallo Cedrone“ ein reines Soloalbum, das – keine Überraschung – sehr tastenlastig ausfällt. Doch Keyboarder Caleca streut auch immer wieder mal sein Gitarrenspiel ein, wie beispielsweise auf dem frickeligen ‚Scatto Matto‘ oder dem flotten ‚Alina-Adren‘, das stellenweise ein wenig an Goblin erinnert. Zudem bedient er gelegentlich noch den Bass, der unterlegte Rhythmus ist programmiert.
Das Spektrum umfasst reine Piano-Nummern ebenso wie progressiven Symphonic Prog, aber auch leicht avantgardistisch-spacige Ausflüge wie in ‚Luna-Dark‘. Keyboard-Fans sollten das Album mal antesten, dem Prog-Fan sei zum Kennenlernen aber eher „Maybe“ empfohlen.
Bewertung: 9/15 Punkten (JM 9, KR 9)

Juergen Meurer
https://www.betreutesproggen.de/2017/06/habelard2-il-ritorno-del-gallo-cedrone/?platform=hootsuite
07/06/2017

Il ritorno del gallo cedrone (un indicatore del livello di inquinamento dell’ambiente), uscito nel 2015, segnava il ritorno del progetto habelard2 dopo Qwerty del 2013 e confermava l’interessante sviluppo della musica creata unicamente da Sergio Caleca, tastierista e compositore degli Ad Maiora. Anche in questo caso Caleca sceglie di non avvalersi di nessun collaboratore e si prodiga alle tastiere, alle chitarre (elettriche, acustiche e classiche) e al basso, oltre che dettare le ritmiche tramite sequencer (espediente già utilizzato nel debut). Il disco è in realtà il rifacimento del medesimo album prodotto nel 1990 in copia limitata e solo su musicassetta, motivo in più per procurarsi un lavoro con tanti spunti curiosi e suggestivi e sicuramente interessante per chi conosce il cammino del milanese. C’è da dire che l’autore mostrava già una certa capacità di songwriting più di vent’anni fa, con pezzi come Scacco matto, Luna-Dark (un richiamo anche ai Pink Floyd dei ’70) o Bishop, che sintetizzavano molto bene le idee progressive che hanno sempre accompagnato la carriera musicale di Sergio. Bellissime anche Sweet suite e Alina-Adren, vivaci e agili pur essendo cariche a livello strutturale, una dote che Caleca ha portato avanti anche nei brani targati Ad Maiora. Gli ultimi due pezzi, Acustico nr.2 e Al limite, sono altri esempi di come i vari Keith Emerson, Tony Banks o Claudio Simonetti abbiano avuto una certa ascendenza sulla formazione del tastierista. In realtà ci sono altre tre composizioni, Film (noir), vicina alla soundtrack di un giallo all’italiana e tratta dall’introvabile Diskmusic del 1987, l’inedita e gradevole Torno subito e Il ritorno … Al limite … già presente nella raccolta 20 anni dopo del 1994. Vi è infine un’ultimissima e breve bonus track, Capercaille, un improvvisazione al piano che chiude un lavoro riuscito e che sarebbe bello poter ascoltare live insieme a Qwerty e al recente Maybe (il più riuscito dei tre), dischi che rischiano purtroppo di essere conosciuti solo da una ristrettissima cerchia di appassionati ma che probabilmente meriterebbero di essere apprezzati da una fetta più ampia di pubblico progressivo.

Luigi Cattaneo
https://progressivamenteblog.blogspot.it/2017/06/habelard2-il-ritorno-del-gallo-cedrone_96.html
14/04/2017

Abbiamo da poco analizzato l’ultimo album a nome habelard2, Maybe, un lavoro raffinato e decisamente riuscito in cui il mastermind Sergio Caleca si contornava di ottimi musicisti della scena prog italiana. Oggi analizziamo Qwerty, autoprodotto nel 2013 e che vedeva il musicista destreggiarsi da solo tra tastiere (in prevalenza) e chitarre (elettrica, acustica e classica), dando libero sfogo ai suoi pensieri e   riassumendo una carriera più che trentennale. Sergio ha dalla sua di essere un compositore preparato e pure nelle parti più complesse non perde di vista la comunicatività del pezzo (sia un suo disco solista o uno con gli Ad Maiora), in questo caso tutti strumentali. Le ritmiche programmmate non incidono negativamente sulle idee di Caleca, anche se di tanto in tanto si percepisce l’assenza di una vera sezione composta da basso e batteria e qualche brano finisce per risentirne in parte. Tendenzialmente i pezzi sono comunque tutti di buona fattura, con parti in cui si percepisce l’amore per Rick Wakeman, Keith Emerson e Claudio Simonetti ma si ravvisano anche momenti, più o meno volontari, accostabili a compositori come Fabio Frizzi e Riz Ortolani, forse perché il risultato finale a tratti sembra proprio la colonna sonora di un thriller all’italiana dei ’70. L’impianto vintage e le citazioni classiche sono quindi ben presenti, risiedono nel DNA del milanese, innamorato del progressive sinfonico, che qui finisce per omaggiare anche in solitaria. Tutti gli interludi presenti sono brevi frammenti, solitamente elettronici, che introducono il pezzo seguente, uno schema presente già nell’iniziale Another bishop. Ice 9 fa riferimento ad un vecchio libro di fantascienza di Kurt Vonnegut del 1963 e le atmosfere mi hanno riportato al periodo degli sceneggiati prodotti dalla RAI come Extra o A come Andromeda. Più jazzata Gimme fire (che prende leggermente spunto da Dave Brubeck), mentre le uniche scritte a quattro mani (con Moreno Piva, bassista proprio degli Ad Maiora) sono la psichedelica De refrigeriis jugeri e la sofisticata Nenia. La title track, inizialmente composta solo con un sequencer, sviluppa trame indubbiamente interessanti, mentre Almanallo è un tributo a L’almanacco del giorno dopo e Intervallo, vecchie sigle Rai in cui Caleca rievoca non pochi passaggi classicheggianti. Death (in memory of) è una composizione parecchio malinconica, prima dell’epitaffio finale Empty tree, che chiude un disco gradevole e curioso.

Luigi Cattaneo
https://progressivamenteblog.blogspot.it/2017/04/habelard2-qwerty-2013.html
08/04/2017

Putting out two superb albums with modern Italian band Ad Maiora - `Ad Maiora!' in 2014 and `Repetita Iuvant' two years later - wasn't enough for keyboardist Sergio Caleca, he also spends his time with a solo project that goes by the name of Haberlard2, with his latest work, `Maybe', proving to be a joy for symphonic and eclectic prog music fans, and it's one of the most diverse and colourful progressive music albums of 2017, Italian or otherwise. Predominantly instrumental but finding time for some charming English rock/pop vocal pieces to slot in as well, multi-instrumentalist Sergio has not only enlisted the help of his Ad Maiora bandmates to help flesh out the disc and give it a more full, rich sound, but he's also received valuable contributions from members of a diverse range of Italian groups such as The Watch, Phoenix Again, Silver Key, Ubi Maior and even RPI legends Maxophone amongst others!

The propulsive drum-beat and relentless bass of opening instrumental `In A Bell's House' instantly reminds of `Nude'-era Camel, with lots of momentum-building piano and bubbling runaway synth noodling. Slinking electric piano gives `Barlafüs' a cool laid-back lightly jazzy flavour that could have easily found a home on the debut Arena/Di Tollo/Marras album `ADM' from 2012, but some fiery electric guitar bursts throughout bring a darker hint. `A Lie' is the first vocal piece of the album, a lightly melancholic ballad featuring both Soulengine/Redzen member Ettore Sallati's haunting guitars and his brother Giorgio (Joe) on charmingly accented English vocals, and `Waiting For A Saviour' is a half playful/half damning pop/rocker also performed in English by lead vocalist Alberto Ravasini of legendary vintage RPI band Maxophone with lovely additions of violin, sax and flute throughout.

The album then hits another fifteen-odd minute stretch of instrumental tracks again, and `Stress' is one of the longer pieces that darts through a range of tempos and moods, made up of groaning sitar, brooding electronics, serene ambient passages and urgent symphonic turns. `Stringa' is a warm classical guitar interlude that seems to have wandered off from a Steve Hackett album, as does `Chi Era Laynson?', a lavish and regal (if too short!) symphonic instrumental with harpsichord, viola, oboe, brass and Mellotron choirs aplenty. Ad Maiora's vocalist Paolo Callioni enters for `Looking For An Ashtray' that almost sounds like the more introspective Adrian Belew sung moments of King Crimson's `Thrak' and `The Power to Believe' albums (and watch out for the synth-tastic freak-out in the middle and lovely serene Mellotron in the finale!), but then it's back to a final stretch of three vocal-free tracks. `Anonimo' is a hybrid prog-electronic/symphonic mix with Phoenix Again's Antonio Lorandi's bouncing bass guitar, and Sergio himself even lets rip with a fiery electric guitar solo in the climax! The piece is something like classic-period Genesis and early Steve Hackett solo meets `Stratosfere'-era Tangerine Dream - very tasty indeed!

But it's the title-track `Maybe' that leaves the biggest impression, an elegant swoon of classical acoustic guitar delicateness, thoughtful flute, grand organ and sweeping orchestral grandness, and its exemplary build and control means it lifts to the heights of being one of the best symphonic-prog pieces of 2017 so far. `Taste The End' is then a reflective and sweet piano-led closer with lovely bluesy guitar soloing from Ad Maiora's Flavio Carnovali.

`Maybe' is a symphonic prog fans delight, and if you don't mind the three vocal tracks, this is seriously one of the best instrumental albums of 2017 to date. All of the guests offer valuable contributions (in particular Francesco Lattuada's viola is a constant highlight on several of the pieces), but it's Sergio that shines brightly with his brilliant performance across a range of instruments and keen ear for melodic and luxurious compositions. Maybe? More like absolutely completely YES!

Four stars.

Aussie-Byrd-Brother
http://www.progarchives.com/Review.asp?id=1709222
08/04/2017

Der nächste neue Name aus der reichhaltigen Italoprog-Szene – noch dazu einer, den sich Symphonic-Prog-Freunde merken sollten. Denn das hier Präsentierte besitzt hohe Qualität. Das Projekt wurde von Keyboarder Sergio Caleca ins Leben gerufen. Was auch schon eine Weile her ist, denn es handelt sich bei „Maybe“ bereits um das dritte Album nach „Qwerty“ (die Tastatur lässt grüßen) aus dem Jahre 2013 und „Il Ritorno Del Gallo Cedrone“ (2015). Es handelt sich zwar um ein Soloprojekt, doch auf diesem Album erfährt Caleca vielfältige Unterstützung teils namhafter Landsleute. Nicht umsonst heißt es „Habelard2 + guests‘.

Doch zunächst zu Sergio Caleca selbst: Sein Name ist an dieser Stelle bereits aufgetaucht, denn er bedient in der Prog-Formation Ad Maiora die Tasten. Und schnell stellt sich heraus, dass dieses Projekt hier seiner Stammband in Nichts nachsteht. Sein Tastenarsenal besteht aus Piano, Wurlitzer, Mellotrons, Synthesizer, Electric Piano, Organ, Harpsichord, Church Organ. Aber er bedient auch Bassgitarre, Bells, Brass, Oboe, Pan Flute, Saxophone, Bass Pedal, Vibes, Glocken, Double Bass, Sitar, Electric & Acoustic & Classical Guitars – eine beachtliche Auflistung. Nicht nur das Instrumentarium, sondern auch die elf Kompositionen bieten viel Abwechslung. Da ist wahrlich nicht jeder Song gleich, wobei sich allerdings festhalten lässt, dass Caleca im Wesentlichen im Symphonic-Prog-Bereich unterwegs ist. Die meisten Kompositionen sind instrumental gehalten, bei den Titeln mit Gesang wird derselbe in englischer Sprache vorgetragen.
Der sechsminütige Opener ‚In A Bell’s House‘ startet zunächst wie ein Elektronikalbum. Perlende Synthesizerklänge, die an Klaus Schulze zu „Mirage“-Zeiten erinnern, sorgen für Wohlklang, doch dann stoßen andere Instrumente hinzu und beinahe unbemerkt wechselt er ins Sinfonische. Obwohl Caleca hauptsächlich als Keyboarder agiert, sind auch seine Gitarreneinsätze prägnant. Das kurze Solo-Instrumental ‚Stringa‘ erinnert sogar mal an Anthony Phillips, bei anderen Titeln erhält er gerade an der Saitenposition prominente Unterstützung von den ehemaligen bzw. aktuellen The-Watch-Gitarristen Ettore Salati und Giorgio Gabriel. Der Einsatz der Geige sorgt des Weiteren für einen markanten sinfonischen Anstrich.

Die Titel sind zum Teil schon sehr alt. Einige gehen bis in die 80er zurück, der Titelsong stammt sogar ursprünglich aus dem Jahr 1977. Alle Songs wurden dann aber zwischen 2013 und 2014 umarrangiert. Herausgekommen ist ein zeitloses, melodisches, fein arrangiertes Symphonic-Prog-Album, das hiermit nicht nur vielleicht, sondern ganz sicher weiter empfohlen wird. Macht neugierig auf die beiden älteren Werke. Tendenz zu 12 Punkten.
Bewertung: 11/15 Punkten

Juergen Meurer
http://www.betreutesproggen.de/2017/04/habelard2-maybe/?platform=hootsuite

  04/04/2017

habelard2 är egentligen Sergio Caleca (syntar och elgitarrer och en uppsjö datoriserade effekter på kors och tvärs) från Italien, till vardags i imagebandet Ad Maiora, och jag har hans tre soloskivor framför mig. ”Qwerty” (Oltre La Musica) är från 2013 och låter äldre än så, eftersom den digitala vagnparken används brett och djupt men skapar ändå en ljudbild, inte minst rytmboxarna, som andas åttiotal, det blir en sorts jazzfusion som inte är oaptitlig alls, men som borde mixats annorlunda, i alla fall om man får tro mina öron – samtidigt tror jag att Sergio gjorde så här med vett och vilja, musikens innehåll pekar åt det här hållet, vad mina öron än tycker.

”Il Ritorno Del Gallo Cedrone” (Oltre La Musica) kom 2015 men det gjorde den egentligen inte alls – det här utgavs ursprungligen på kassett redan 1990 men i princip allt har Sergio spelat in igen (och några nya spår är tillagda).

Jag vet inte hur kassetten lät en gång i tiden, men här är det en småkraftfull neoprog som fått ta över fusionmanteln, med elgitarr i förgrunden eller klaverdrivna experiment som ”Polluzione”.

Intressant, goda musikaliska idéer släpps lösa, men jag hade önskat att Sergio bjudit in några kompisar för att få till någon gruppdynamik – eller i alla fall någon som gett det här en bredare, mer smickrande ljudbild.

De goda idéerna försvinner i känslan av hemmabygge, tyvärr. Men: med imagedet är vi framme vid ”Maybe” (egen utgivning) och nutid och här har han musikkompisar med sig i studion, hela tretton stycken totalt, även om de är utspridda över skivan, här finns en mer professionell produktion och ”så ska det låta” höll jag på att utbrista när jag lyssnade på de här tre skivorna första gången, i tur och ordning, under samma kväll.

Idéerna, den jazziga progen liksom den canterburystilla, får utlopp och det här är både inbjudande och intressant, bekräftande att ingen människa är en ö, smarta slingor, passande arrangemang, fin dynamik mellan solande elgitarr och snyggt pianospel, inkännande tvärflöjt och viola som ger ett trevligt musikaliskt fotavtryck.

Jan-Erik Zandersson
http://www.universumnoll.com/
  05/03/2017

Attivo dal lontano 1977, Sergio Caleca è un tastierista, compositore, chitarrista e bassista, che gli appassionati conoscono soprattutto per la sua militanza negli Ad Maiora, una piccola certezza del progressive italiano contemporaneo con due dischi all’attivo (l’omonimo del 2014 e Repetita Iuvant del 2016). Non tutti sanno che il bravo Caleca ha anche un interessante e prolifica carriera solista sotto lo pseudonimo di habelard2 e che questo Maybe è il terzo disco pubblicato. Rispetto ai primi due episodi in cui il musicista si occupava di tutti gli strumenti, in questo come back Sergio ha scelto di impegnare nelle registrazioni amici della scena prog e il susseguirsi di membri di gruppi come Maxophone, Phoenix Again, Alex Carpani band, Silver Key, Ubi Maior e addirittura gli Ad Maiora al completo ha reso Maybe un prodotto di grande qualità. Buona parte del disco è strumentale, un vintage prog in cui Caleca si destreggia benissimo e che rimanda al periodo storico del genere, con fantasiosi ricami canterburiani e soluzioni sinfoniche gestite con maestria. Si parte con In a bell’s house, sei eleganti minuti in cui il motore ritmico è affidato alla straordinaria coppia formata da Antonio Lorandi dei Phoenix Again al basso ed Enzo Giardina degli Ad Maiora alla batteria. Barlafus è un brano dinamico in cui Giorgio Gabriel dei The Watch si prodiga in un bel lavoro chitarristico, mentre in A lie fa la sua comparsa Joe Sal alla voce, che insieme ad Ettore Salati alla chitarra mi ha ricordato alcune composizioni dei Red Zen. Anche Waiting for a savior presenta una parte vocale, stavolta di competenza di Alberto Ravasini dei Maxophone e rappresenta uno dei pezzi più genesisiani tra i presenti, mentre la lunga Stress è un progressive articolato ma attento all’aspetto melodico. Nella fase centrale Caleca piazza due brevi momenti atmosferici, differenti dagli altri brani, ossia Stringa e Chi era Laynson?, frangenti dove predominano i synth del tastierista coadiuvato dal solo Moreno Piva (Ad Maiora) al basso e il mood generale mi ha riportato alla mente le soundtrack di Fabio Frizzi e il Morricone di Cosa avete fatto a Solange?. Looking for an ashtray è la traccia cantata (da Paolo Callioni, sempre degli Ad Maiora) che mi ha convinto di più, seppure Caleca dimostra di dare il suo meglio in quelle strumentali e Anonimo (di nuovo con Antonio Lorandi) e soprattutto la stupenda title track (nove minuti dove troviamo l’altro Lorandi, Sergio, sempre splendido alla chitarra), sono li a confermarlo. Taste the end, lo dice il titolo, chiude l’album (stavolta alla chitarra c’è Flavio Carnovali) in maniera esemplare. Ci sono altri ospiti, tutti bravissimi, che non ho citato ma che potete scoprire acquistando l’album tramite la pagina bandcamp del progetto https://habelard2.bandcamp.com/album/maybe .

Luigi Cattaneo
https://progressivamenteblog.blogspot.it/2017/03/habelard2-maybe-2017.html
  28/02/2017

Sergio Caleca è il tastierista (e anche chitarrista) della prog band degli Ad Maiora, ma già da tempo si dedica anche a progetti solisti, sotto il nome di Habelard2, che hanno prodotto sin ora due album “Qwerty” nel 2013 ed “Il ritorno del gallo cedrone” nel 2015. A differenza degli episodi appena citati in cui Caleca si occupava di tutti gli strumenti, per “Maybe” si avvale dell’aiuto di amici del circuito prog, tra i quali gli Ad Maiora al completo oltre a membri dei Silver Key, dei Maxophone, dei Phoenix Again, dei The Watch e della Alex Carpani Band. Il risultato complessivo segna un deciso miglioramento rispetto ai due lavori precedenti. Gli 11 brani, alcuni dei quali scritti già negli anni ’70 ed ’80 (altri invece sono più recenti), vedono così la loro veste definitiva in questo nuovo lavoro. Per la maggior parte si tratta di composizioni strumentali, di prog “romantico”, in cui le suggestioni del prog “storico” dell’autore emergono decise e spaziano dai primi Genesis (quelli con Phillips…), ai primi lavori di Steve Hackett, passando per i Camel, per i Caravan e, non ultimi, gli… Ad Maiora. Brani raffinati, con un buon imprinting melodico, rarefatti, in qualche occasione più decisi, in cui emerge l’eclettismo strumentale di Caleca come, ad esempio, in “Stringa” un breve bozzetto strumentale interamente suonato da lui. Molto convincente risulta la pastorale “Chi era Laynson?” in cui affiorano gli evocativi suoni del flauto, del clavicembalo, dell’oboe, degli archi per un brano dalla squisita fattura rinascimentale. Ottima anche “Looking for an ashtray”, ben interpretata da Paolo Callioni (degli Ad Maiora), in cui ad una parte soffusa con piano, chitarra acustica ed archi, segue una seconda dominata dai synth e con una ritmica più accentuata. Un altro brano molto valido è “Waiting for a savior”, cantato stavolta da Alberto Ravasini dei Maxophone. Pezzo dinamico, con qualche rimando genesisiano, ma sempre con un tocco personale di Caleca (stavolta anche al sax, riprodotto dal synth). Una composizione scritta 40 anni fa e ri-arrangiata nel 2012 dà il titolo all’album e rappresenta il vertice compositivo della raccolta. A fare da fil rouge sono ancora le atmosfere sognanti dei primi Genesis alle quali l’autore aggiunge gli archi a creare arabeschi sonori molto emozionanti e suggestivi. Gli altri pezzi sono comunque tutti apprezzabili e di buon valore e dimostrano che la scelta dell’artista di avvalersi di collaboratori per “Maybe” si è dimostrata vincente. Un lavoro di classe che consigliamo a tutti gli amanti della musica (e del progressive in particolare) per il suo essere scevro da tecnicismi e per la sua capacità di colpire direttamente l’anima, sensibile, dell’ascoltatore. Veramente bello.

  04/2014

Per capire il significato di Qwerty non c’è bisogno di scervellarsi troppo: per svelare l’arcano, con un certo imbarazzo, basta osservare l’essenziale e spoglia copertina del cd per verificare che, in effetti, Qwerty sono le prime sei lettere della tastiera del computer... Sergio Caleca, alias Habelard2, veterano dell’ultra-undeground progressive/elettronico italiano, circa trent’anni trascorsi in incognito tra demo e registrazioni più o meno casalinghe, a partire dai misteriosi e più progressivi Carne & Ingranaggi con il “Live Bresso-Sala Prove”, raccolta di registrazioni effettuate tra il 1977 ed il 1980, per proseguire con una serie di registrazioni soliste durante gli anni ottanta (il passaggio dal rock sinfonico alla new-age elettronica) ed infine giunto solo adesso alla sua prima uscita discografica ufficiale con “Qwerty”, registrato e prodotto con l’aiuto dell’associazione Oltre La Musica, parallelamente all’attività come tastierista con i progressivi Ad Maiora. Mi piace l’attitudine di Caleca, all’apparenza così semplice e naif, quasi disarmante direi, ma con un buona dose di sapienza strumentale ed un certo gusto raffinato per la melodia... Suonato e composto in totale solitudine, completamente strumentale, in “Qwerty” Caleca suona tastiere, più precisamente Korg X50, Yamaha MM6 e MO6, chitarra elettrica ed acustica... percussioni programmate (più o meno bene) comprese. Le sonorità ondeggiano tra il digitale, il finto vintage ed il midi, quindi nulla di particolarmente moderno, anzi, a dire il vero buona parte dei brani, registrati negli ultimi tre anni, suonano spesso come se fossero stati incisi vent’anni fa... Comunque, Sergio Caleca pur nella scelta di timbriche talvolta eccessivamente fredde e discutibili, che smorzano inesorabilmente le potenzialità espressive dei brani, ci offre una buona serie di composizioni che si tengono in equilibrio tra buone velleità prog classiche con reminescenze di EL&P, Wakeman e Banco, l’elettronica sinfonica e melodica alla Vangelis, qualche accento jazz ed almeno un paio di momenti impregnati di incenso psichedelico (entrambi composti nel 1980, specialmente l’ipnotica “De Refrigeriis Jugeri” è uno dei momenti più intensi di questo cd). Insomma, con quest’ultimo suo lavoro Habelard2 sembra fare il punto con le proprie molteplici influenze e tra un interludio e l’altro, una rilettura medley delle antiche sigle Rai dell’Almanacco Del Giorno Dopo e del Carosello (“Almanallo”, comprende la celebre “Chanson Balladée” di Luciani e la “Passacaglia” di Haendel), piacevoli citazioni fantascientifiche (“Ice 9”, ispirato dall’omonimo romanzo di Vonnegut) e convincenti arrangiamenti sinfonici e pianistici, specialmente come nella conclusiva ed ispirata “Empty Tree”, ascolto dopo ascolto questo piccolo cd riesce a farsi ascoltare con piacere...

  09/2013

Le claviériste Sergio  Caleca nous propose ici un album instrumental,

une musique douce et mélodique, un univers sonore électronique,
new age, entre jazz, progressif et ambiant.

Denis Vecchie  (Passion Progressive)
  09/2013

Sergio Caleca, teclista de Carne & Ingranaggi a finales de los setenta y Ad Maiora en el siglo XXI, además de haber editado ocho álbumes en solitario durante las cuatro últimas décadas, publica un nuevo trabajo en solitario que nos muestra el lado más amable y melódico del rock progresivo. Estamos ante un trabajo relajado y muy espiritual, en el que hay cabida para varios géneros que van desarrollando su música reposada y sosegada: jazz, progresivo, ambiental electrónica o new age. Quizá el resultado final se haya quedado en tan solo una preproducción con un sonido un tanto casero, le falta profundidad, pero estamos ante un trabajo lleno de ideas en lo que, se me antoja, es un proyecto de complacencia personal. No obstante, el cómputo general de este nuevo trabajo es más que aceptable, en un género tan ecléctico como el que Sergio practica, puesto que este trabajo de sintetista parece estar compuesto a base de ideas de estudio que van surgiendo de la imaginación del italiano. El esfuerzo del artista por crear un mundo sonoro se ve acrecentado por la inclusión de numerosos interludios, a modo de hilos conductores, para dar cierta coherencia al trabajo en general de esta nueva grabación. Nos encontraremos ejercicios de música electrónica con buenos movimientos de rock progresivo, sobretodo en los momentos en los que los teclados de Caleca se erigen en protagonistas absolutos con interesanes y dinámicos ejercicios llenos de rupturas rítmicas, para dejar de un lado los colchones que crean los ambientes, así como sencillas propuestas de desarrollos instrumentales que nos muestran la amplia paleta descriptiva y técnica de este teclista de larga trayectoria. En definitiva un trabajo que, para mi gusto, supone cierta transición hacia un proyecto de mayor empaque en el que sobran elementos de estudio y programación y necesita de mayor presencia humana. La calidad está ahí, estamos ante un ejercicio serio de música contemporánea, pero creo que necesita un mayor proceso de ejecución rodeado de músicos que acompañen al artista. Veremos qué depara el futuro.